Home



Discarica Arvedi
Discarica industriale lungo il Fiume.
La Regione Lombardia ha dato via libera per una discarica industriale di 250 mila metri cubi, alta oltre 50 metri lungo il fiume Po. Dovrà prevedere ripari e idrovore contro le piene - Sembra incoerente riconoscere il rischio idrogeologico, come molti hanno sempre affermato e ammettere la discarica.
Il Gruppo Arvedi al quale è stato concesso la creazione di questa discarica, detiene posizioni di rilievo in Italia e in Europa per alcuni prodotti specifici, come i tubi saldati in acciaio al carbonio, i tubi inox, il nastro laminato inox di precisione e più recentemente i coils in acciaio di qualità.
La delibera lascia il campo aperto ad una serie di interrogativi: la portata massima dovrà essere di 250 mila metri cubi oppure se il Gruppo Arvedi crescerà nei prossimi anni allora la discarica si adeguerà?
In secondo luogo: saranno ammesse alla discarica solo le aziende controllate oggi dal Gruppo Arvedi o se il Gruppo Arvedi ne acquisisce altre, anche quelle potranno conferire i loro rifiuti?
Infine, si stabiliscono delle norme a tutela della falde perché la discarica, come tutte le discariche, vuole dire inquinamento o rischio di inquinamento, ma poi si prescrive l'uso di idrovore in caso di piena del Po: ma in una malugurata nuova alluvione dove scaricherano le idrovore il loro liquido inquinato? Non si può svuotare un ambiente travolto dalla piena con le autobotti....
La nuova discarica avrà una capacità massima di stoccaggio di circa 250 mila metri cubi, "corrispondenti alla produzione di rifiuti per i prossimi venti anni per le sole esigenze di smaltimento del Gruppo Arvedi e non è chiaro se potrà crescere o no. Essendo già di proporzione notevole, è preocupante immaginare che possa essere ampliata.
Guardiamo i rifiuti ammessi. Dovranno essere esclusivamente rifiuti speciali inertizzati non pericolosi e precisamente polveri di abbattimento fumi acciaieria; fanghi da depuratore chimico fisico; fanghi; fanghi da lucidatura. Sono invece esclusi rifiuti recuperabili come scorie di acciaieria, scaglie di ferro e residui su vagoni FS da trasporto rottame.
La documentazione idrogeologica prevede che accerti l'assenza di falde sospese al di sotto del piano di fondo e lateralmente e dovrà inoltre dimostrare la compatibilità dell'innalzamento della falda freatica.
La delibera introduce infine altre raccomandazioni che portano a conclusioni davvero sconcertanti. Dovrà essere prodotta una documentazione che garantisca la stabilità delle pareti della discarica affinché sia protetto il percorso del canale; si dovrà anche dare la valutazione dei rischi connessi a una rotta marginale (esondazione?) del fiume Po e si dovrà predisporre un piano contro i rischi di allagamento dell'area destinata a discarica attraverso la manovra di una serie di paratie e l'uso appropriato di idrovore.
Se abbiamo capito bene, derivano due constatazioni immediate ed una domanda. Dunque si ammette che la zona può essere inondata: ma allora, chi mai potrebbe concedere di costruire una discarica in una situazione di tale rischio idrogeologico? Seconda osservazione, altrettanto sbalorditiva: dove le idrovore scaricheranno le acque che eventualmente entreranno nella discarica e che quindi risulteranno inquinate? Nel canale, nei terreni circostanti inquinandoli a loro volta?
Che le acque di piena entrate nella discarica vegano inquinante non c'è alcun dubbio.. Se la discarica non le inquinasse, non sarebbero richieste precauzioni riguardo alle falde: in proposito infatti, la delibera della Regione si cautela e chiede che il monitoraggio delle falde dovrà essere garantito mediante la realizzazione di almeno un ulteriore piezometro da ubicarsi a valle della discarica secondo le direzioni di deflusso delle falde medesime.

Dal sito: Cremonaweb
29 Maggio, 2002
Sì del ministero alla discarica Arvedi
L’impianto presso lo stabilimento Isp avrà una capacità di circa 225.000 metri cubi Il Ministero dell'Ambiente ha dato parere positivo alla costruzione della nuova discarica Arvedi Ecodeco, presso lo stabilimento Isp di Cavatigozzi. Si tratta di un sì che sostanzialmente rispecchia le restrizioni richieste dagli enti locali, Comune e Provincia, alla prima domanda inoltrata dal gruppo Arvedi Ecodeco (che materialmente realizzerà la discarica): ossia la riduzione della volumetria complessiva, di circa la metà rispetto alle richieste iniziali (250.000 metri cubi invece di 502.000). Nel nuovo impianto, di una capacità massima di stoccaggio ridotta a circa 2250.000 metri cubi, finiranno per vent'anni le polveri di abbattimento dei fumi di acciaieria, i fanghi da depuratore chimico fisico, quelli normali e derivanti da lucidatura, prodotti dal Gruppo Arvedi per i prossimi vent'anni.